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Il comprensorio della Majella Orientale si descrive al viaggiatore attraverso la natura primordiale del Parco Nazionale della Majella come patrimonio culturale e naturale. Questi luoghi, solitari e solenni, vedono la presenza umana da almeno 700.000 anni e, rifugio di eremiti e pastori, hanno conservato nel tempo le testimonianze della loro storia umana e naturale. Montagna ritenuta sacra sin dall'antichità, la Majella, ha maternamente accolto sugli altopiani e nelle grotte le popolazioni preistoriche, i popoli italici, gli eremiti medievali, creando così un mondo a sé fatto di storia e di fede. Attraversando percorsi dai dislivelli maestosi, si giungerà così agli eremi rupestri che costellano l'intero massiccio montuoso. L'eremo celestiniano della Madonna dell'Altare di Palena, sorto su una roccia sporgente del Monte Porrara, così come l'eremo della Madonna del Roseto a Torricella Peligna, quello della Grotta Sant'Angelo a Lama dei Peligni, che si raggiunge tramite un percorso accidentato, e la chiesetta rupestre altomedievale che costituisce l'eremo di Grotta Sant'Angelo a Palombaro. Il vallone di Santo Spirito a Fara San Martino, le cui gole di accesso sono veri e propri budelli scavati nella roccia in cui restano tracce dell'antico monastero benedettino di San Martino in Valle, e quello di Taranta, più a sud, dov'è situata la Grotta del Cavallone, spettacolare risultato di fenomeni carsici presenti in tutta la Majella, sono solo alcuni esempi di un paesaggio montano. Tra le mete di maggiore importanza dal punto di vista archeologico è d'obbligo citare Juvanum, presso Montenerodomo, con le affascinanti rovine dell'antica città italico-romana, il museo naturalistico-archeologico "Maurizio Locati" con annesso giardino botanico "Michele Tenore" a Lama dei Peligni. Da
scoprire i borghi arroccati sulle alture come quello di Roccascalegna, per
esempio, con il suo imponente castello, il borgo di Pizzoferrato
protetto e dominato da una rupe calcarea sopra la quale si trova la
chiesetta della Madonna del Girone, quello di Colledimacine posto
scenograficamente su un rilievo alle pendici della Majella, quello di
Civitella Messer Raimondo, e quello di Gamberale. Particolare la
disposizione urbanistica di Lettopalena, con l'abitato ricostruito
dalla parte opposta del borgo antico andato completamente distrutto
nella seconda guerra mondiale, che merita una visita per l'Abbazia di
Monteplanizio e i tesori artistici custoditi al suo interno. Anche
Gessopalena si divide tra un borgo antico, ormai disabitato, costruito
seguendo antichissime tecniche nella tenera roccia di gesso trasformata
in case, strade e paesaggi sotterranei, e la parte nuova sorta al suo
fianco. Edificata ai piedi del serpeggiante vallone di Santo Spirito,
Fara San Martino custodisce all'interno della chiesa parrocchiale di
San Remigio un'inestimabile tela del Seicento, "Circoncisione con i
Santi Carlo Borromeo e Francesco d'Assisi", opera di Tanzio da Varallo. Analogamente, la Costa dei Trabocchi, che va da Ortona a San Salvo, è, senza dubbio, una delle aree più suggestive e ricche di storia di tutto il litorale adriatico. Chiunque decida di intraprendere un viaggio alla volta di questa zona, che lo stesso D'Annunzio decantò nelle sue liriche, non potrà fare a meno di restare incantato dal perfetto connubio fra natura e insediamento umano, dalla dolcezza dei pendii collinari, ricchi di fitta vegetazione e flora, che d'improvviso si stagliano sulle acque cristalline. Dirigendosi verso San Vito Chietino, che D'Annunzio definiva "il regno delle ginestre in fiore", si incontrano scenari di rara bellezza, dall'alto di costoni rocciosi a picco sul mare costellato di trabocchi, "macchine da pesca" di antica memoria. |
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